giovedì 30 giugno 2016

Cancellara,ultimo giro di valzer

Sarà quello che va ad iniziare tra due giorni a Mont Saint Michel l'ultima grande corsa della carriera per Fabian Cancellara a parte la prova olimpica a cronometro;sarà l'ultimo grande giro di una carriera spettacolare a cui manca il suggello di un titolo mondiale a lungo rincorso ma mai arrivato.
Già lo scorso inverno la locomotiva di Berna aveva annunciato che questo sarebbe stato l'ultimo anno in cui lo avremmo visto in bicicletta,stanco per una carriera vincente ma anche logorante che gli ha richiesto rinunce e sacrifici a cui evidentemente a 35 anni non ha più voglia di far fronte;con un fisico imponente come il suo occorrono grosse dosi di allenamento per essere sempre in condizione,ed in più dividersi tra cronometro e classiche  non aiuta certo a limitare il dispendio psicofisico.
Partito con l'ambizione di riuscire a mettere nel carniere almeno un'altra grande classica ancora,ha dovuto invece ingoiare bocconi amari sia alla Sanremo che alla Roubaix,mentre al Fiandre forse con un tempismo diverso avrebbe potuto dire la sua;voglioso di indossare la maglia rosa ha deciso di partecipare al Giro subendo però un'attacco influenzale nei giorni precedenti il via che ne hanno minato le possibilità di competere nel prologo inaugurale costringendolo poi al ritiro dopo una settimana.
Ora non rimane che il Tour,corsa che lo ha visto protagonista più volte nel corso degli anni indossando la maglia gialla e vincendo più volte la cronometro inaugurale:sarebbe bello per lui e per i suoi tifosi vederlo a braccia alzate sul podio ancora un'ultima volta...

Astana,uniti per i capitani

A due giorni dal via del Tour de France sono state rese note le formazioni delle varie squadre e nello scorrere i nomi che comporranno l'Astana balza agli occhi l'assenza dei due olandesi Boom e Westra:la cosa sorprende perchè i due sono uomini di spessore che in passato hanno sempre partecipato alla spedizione francese ma forse tutto ciò ha un motivo.
Se vi ricordate sia nel 2014 che ancor di più nel 2015 i due,ed in particolare Boom pareva accettassero no di buon grado il ruolo di "padrone"assoluto che Nibali esercitava sulla squadra,ed in più di qualche occasione si sono mossi male mettendo in difficoltà il proprio capitano.
Il fatto che i due non siano presenti potrebbe significare la totale fiducia che finalmente i vertici kazaki hanno verso Nibali,Aru e tutta la componente italiana del team che tanto ha fatto vincere a Vinokourov e soci in questi anni;dare la possibilità a Nibali ed Aru di scegliere i compagni di propria fiducia vuol dire anche far sentire loro il sostegno che il management ha nei loro confronti.
La mossa potrebbe avere anche un risvolto di mercato,perchè è noto che lo squalo l'anno prossimo vuole correre da un'altra parte ed allora forse questa accondiscendenza nasconde anche l'ultimo velato tentativo di trattenere l'uomo in giallo del 2014...

martedì 28 giugno 2016

Richard cor de lyon

Negli anni 90'ì è stato senza dubbio il corridore più amato di Francia,più di Laurent Jalabert,di Luc Leblanc e di Laurent Brochard che comunque hanno vinto corse più prestigiose rispetto alle sue:Richard Virenque però veniva amato per il suo spitrito battagliero,per affrontare sempre all'attacco le salite delle Alpi o dei Pirenei indossando il più delle volte la mitica maglia a pois,amatissima oltr'alpe.
La sua parabola agonistica però venne troncata dall'affaire Festina,squadra in cui correva e che fu la punta dell'iceberg per quanto riguarda il fenomeno doping;dal giorno in cui vennero scoperte sostanze dopanti in una macchian della squadra di Virenque,le cose per il ciclismo non sarebbero state più le stesse e lo steeso francese insieme ai suoi compagni se ne accorgerà dovendo abbandonare la Grand Boucle.
Il periodo che segue è infernale per il francese che trova un'altro ingaggio ma è sempre perseguitato da quell'incuboi finchè,ultimo tra tutti i Festina decide di collaborare con gli inquirenti vuotando il sacco;da allora inizia un'altra vita agonistican per il cor de lyon della Francia ciclistica:una seconda vita che lo porterà a correre in Italia ed in Olanda tornando a vestire quella maglia amatissima.
A tutti però piace ricordarlo per le sue fughe solitarie specialmente sui Pirenei in cui entusiasmava un popolo intero:non risci mai a competere veramente per il Tour,ma quelle cavalcate su e giù per i monti rimangono nella memoria molto più di un piazzamento...

lunedì 27 giugno 2016

I sudditi della regina

In principio fu Simpson,poi vennero la pista e Boardman e solo all'alba del secondo decennio del nuovo millennio si affacciarono in forze su strada con Cavendish,Wiggins e poi lo squadrone Sky;il rapporto dei britannici con il ciclismo è cominciato tardi ed ha seguito uno sviluppo del tutto particolare rispetto al resto del continente.
Se in Europa si inizia fin da giovani a fare gare su strada lasciando poi all'istinto dell'atleta e del tecnico capire su cosa lavorare per  diventare protagonisti ad alto livello,nel mondo britannico si tende ad avviare i ragazzi all'attività su pista programmando quasi in maniera scientifica la loro crescita fino a portarli all'attività professionistica:nulla viene lasciato al caso e la tecnologia riveste un ruolo importantissimo,quasi maniacale nello sviluppo dell'atleta.
Questo modo di fare ciclismo ha fatto storcere il naso ai puristi,agli amanti della vecchia scuola fatta di imprese leggendarie dei grandi del passato che specie nelle tappe di montagna dei grandi giri partivano all'attacco seguendo il loro istinto di campioni;questo nel modo di correre dei britannici e del team Sky in particolare è visto come un concetto superato e lontano anni luce dalla loro mentalità.
Due diverse scuole di pensiero che corrono su binari paralleli intersecandosi poche volte:il loro metodo certo ha fruttato vittorie in serie ma ha anche generato una miriade di sospetti su questa esplosione avvenuta in modo tanto repentino e con atleti che di colpo sono diventati fenomeni:un tema su cui riflettere con l'approsimarsi del Tour.

domenica 26 giugno 2016

Nizzolo campione italiano

Giacomo Nizzolo portacolori della Trek-Segafredo è il nuovo campione italiano su strada dopo aver batturo in una volata a due Brambilla sul traguardo di Darfo Boario Terme;il corridore milanese succede cosi nell'albo d'oro a Vincenzo Nibali che vinse il titolo per due anni consecutivi.
Il percorso prevedeva in vista del traguardo uno strappo di circa trecento metri al 17% ch Nizoolo ha saputo superare brillantemente gettandosi poi in discesa e riuscendo a recuperare Brambilla nel frattempo evaso dal gruppetto che aveva scollinato in cima al muro;una volta capito che da dietro no potevano più rinvenire,per il milanese aggiudicarsi la volata a due è stato un gioco da ragazzi.
Questa vittoria ripaga Nizzolo dell'enorme delusione subita nell'ultima tappa del Giro d'Italia quando la giuria lo declassò dopo che aveva tagliato per primo il traguardo,in seguito all'ostruzione perpetrata ai danni di Sacha Modolo:sarebbe stata per lui quella la prima vittoria dopo una serie infinita di secondi posti,ma giustamente la giuria ritenne il suo scarto a sinistra troppo evidente.
Il percorso forse troppo facile per un campionato tricolore ha visto al via anche Fabio Aru in partenza per il Tour,mentre Vincenzo Nibali ha preferito rinunciare alla difesa del titolodato che avrebbe avuto pochissime chances di riuscire nell'impresa:ora tutti gli occhi sono al Tour che parte sabato prossimo.

L'inferno del Gavia

Era il 5 giugno del 1988 e si correva la quattordicesima tappa di quel giro d'Italia,la Chiesa Valmalenco-Bormio con nel finale la scalata al Passo Gavia,cima affrontata in precedenza una sola volta dalla corsa rosa nel 1961 con lo scollinamento in testa di Imerio Massignan,mentre nell'edizione successiva non si potè transitare a causa delle avverse condizioni atmosferiche.
In testa alla classifica generale c'era l'italiano Franco Chioccioli chiamato coppino per via della forte somiglianza con il Campionissimo,mentre alla sue spalle un nutrito manipolo di contendenti ambiva a strappargli il simbolo del primato;la notte precedente alla tappa in cima al passo era caduta la neve,ma gli sforzi degli organizzatori erano riusciti a tener libera la strada che allora per metà nel versante che sale da Ponte di Legno era sterrata.
Alla mattina la partenza fu data regolarmente anche se faceva freddo e le previsioni dessero pioggia con possibile nevicata verso lo scollinamento:nonostante questo il patron Torriani fu irremovibile e la corsa si svolse sul tracciato originariamente previsto;nel corso dell'ascesa al Gavia però le condizioni meteo peggiorarono improvvisamente e quella che doveva essere una nevicata sporadica si trasformò in una vera e proprio bufera che inizio ad imperversare proprio quando stava transitando la corsa.
Organizzatori e squadre furono in questo caso colti alla sprovvista  e le scene che si videro quel giorno in salita ma ancor più nella lunga discesa verso Bormio rimarranno per sempre nella leggenda di questo sport:corridori che erano riusciti a transitare fra i primi in cima all'inferno bianco subirono poi in discesa gli effetti del congelamento,giungendo al traguardo con oltre mezz'ora di ritardo dal vincitore di giornata,l'olandese Erik Breukink.
Chi visse quella frazione da corridore,addetto ai lavori o semplice spettatore non potrà mai dimenticare i volti stravolti dal freddo che giunsero all'arrivo:alla sera parecchie ore dopo la conclusione della fatica agonistica molti atleti ancora tremavano e solo per un miracolo non si giunse alla tragedia.
Travolto dalle polemiche e dalle accuse della stampa,il patron Torriani modificò la tappa del giorno successivo che prevedeva la scalata dell Stelvio anch'esso imbiancato dalla neve:una decisione sensata presa però con ventiquattr'ore di ritardo.

sabato 25 giugno 2016

Pantani ed i misteri di Campiglio

Rimarrà probabilmente per sempre uno dei grandi misteri irrisolti del ciclismo e per certi versi anche della storia italiana,ovvero il valore dell'ematocrito di Marco Pantani nella vittoriosa tappa di Madonna di Campiglio al Giro d'Italia del 99' che segnò in pratica la fine della sua parabola vincente;un giro che si apprestava a vincere e dove aveva dominato in lungo ed in largo la scena e che invece come un colpo al cuore dovette lasciare iniziando cosi quel lungo calvario personale che lo portò purtroppo alla prematura scomparsa avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite.
La vicenda si innescò sulla scia di quanto avvenuto al Tour dell'anno precedente con lo scandalo Festina che spalancò la porta ad un periodo nerissimo del ciclismo dove tutto e tutti erano sospettati di far uso di doping:Pantani non fu mai trovato positivo ma quell'ematocrito troppo alto lo portò ad una sospensione cautelare in base a quanto deciso dall'Uci;quella vicenda Pantani non riusci mai a digerirla e la visse come un'onta alla sua persona ed all'atleta.
L'atmosfera che si innescò in seguito a quella notizia era surreale:i tifosi da giorni in accampati in montagna in attesa di tributare l'omaggio al campione romagnolo quasi ignorarono lo svolgersi della corsa che portò poi Ivan Gotti a vincere il Giro,ed anzi in molti fischiarono il bergamasco per le sue dichiarazioni contro Pantani:da quel giorno passò un'anno prima di rivedere Marco in sella,ma l'uomo prima ancora dell'atleta non era più lo stesso che aggrediva le salite come fossero il suo naturale palcoscenico:qualcosa si era rotto per sempre dentro di lui,vittima di una macchinazione a suo dire i cui presunti mandanti però non sono mai stati ben definiti.
La triste fine della parabola vincente del pirata si concluse tra i monti del Trentino,tra quelle montagne su cui Marco scrisse pagine che rimarranno per sempre nella memoria degli appassionati di ciclismo.